ANSA - (di Francesco Bongarra') - Piu' che l'ostruzionismo pote' l'assenteismo. Malgrado i circa cinquanta voti di margine, la maggioranza e' caduta alla Camera su un emendamento al decreto sugli obblighi comunitari, contestato dall'opposizione a causa della norma 'salva-Rete4' che il centrodestra ha voluto inserirvi. L'incidente, per fortuna della maggioranza, non ha riguardato le televisioni, ma un emendamento sulla caccia, presentato dal governo e respinto dall'aula con 238 sì e 240 no. A provocare il flop, non e' stato l'ostruzionismo dell'opposizione. Sono stati i 51 assenti della maggioranza (45 del Pdl e sei della lega Nord) a determinare la bocciatura dell'emendamento governativo. Altri 48 deputati (42 del Pdl e 6 della Lega) erano in missione, ma la loro assenza ha abbassato il quorum da raggiungere. In tutto, dunque, la quota dei deputati della maggioranza che non erano a Montecitorio si e' avvicinata a 100. Ma "non e' un caso politico", tagliera' corto a sera il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, dopo un lungo incontro con Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli.
Assorbito il colpo del primo voto negativo, la maggioranza ha subito cercato di circoscrivere l'accaduto. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha detto che "l'incidente avvenuto in Aula non riveste una natura di carattere politico". In effetti, il problema della tenuta della maggioranza ha a che fare piuttosto con un certo 'lassismo' dei deputati, sprezzantemente bollati dalla parlamentare del Pd Giovanna Melandri come "fannulloni". A loro discolpa, i 51 'assenteisti' possono sostenere di essere stati beffati dalla decisione del Pd che, resosi conto dei vuoti nei banchi del Pdl, ha improvvisamente fatto ritirare tutti gli iscritti a parlare. Il voto sull'emendamento e' arrivato quindi inaspettato, e non tutti hanno fatto in tempo a rientrare in aula dalla pausa caffe'. Sara' anche che nelle file del Pdl, in questa legislatura, manca ancora un autorevole "buttadentro". Il compito di richiamare in aula i deputati che, tra una votazione e l'altra, passeggiano in Transatlantico o chiacchierano sui divanetti rossi veniva svolto in Forza Italia da Antonio Leone e da Elio Vito, oggi rispettivamente vicepresidente della Camera e ministro. Il vertice del Pdl non ha ancora determinato con chiarezza a chi tocchera' assolvere questo importante servizio.
Ma non mancano interpretazioni piu' politiche dell'accaduto: i "boatos" raccolti dentro Forza Italia parlano di una certa insofferenza da parte di alcuni deputati azzurri verso una conduzione un po' troppo "accentratrice" del gruppo. In ogni caso, del primo voto a sorpresa della legislatura il presidente del Pdl alla Camera Cicchitto potrebbe aver parlato stasera a Palazzo Grazioli nell'incontro che ha avuto con Berlusconi. "Non si può fare un caso politico di un voto riguardante un emendamento sulla fauna selvatica, che per giunta non ha nulla a che vedere con i principali problemi politici in discussione in Aula", ha detto alla fine. Resta il fatto che la maggioranza aveva avuto tutti i segnali per capire che l'incidente di percorso era dietro l'angolo. In mattinata, quando Pd e Idv avevano cercato di far mancare il numero legale così da rallentare ulteriormente l'esame del decreto, il tentativo era fallito solo perche' i deputati dell' Udc non si sono associati al centrosinistra nella manovra e sono rimasti in Aula: "Il ricorso all'ostruzionismo e all'abbandono dell'Aula - ha spiegato il capogruppo centrista Pier Ferdinando Casini - e' un metodo che si può usare solo in condizioni del tutto straordinarie e eccezionali, altrimenti si finisce per svilire il ruolo del Parlamento". Ma la maggioranza si era salvata anche per l'ingenuita' dei deputati dell'Idv, che hanno parlato in massa sull'emendamento che si accingevano a votare finendo così, come vuole il regolamento di Montecitorio, con l'essere considerati presenti anche se fisicamente non erano in Aula. Ringalluzzita dal primo infortunio della maggioranza, l'opposizione non molla, e proseguira' nel suo ostruzionismo anche domani: si riprende di prima mattina e, a meno di sorprese, al voto finale non si dovrebbe arrivare prima di giovedì.
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